Briciole di Catechesi sulla Santa Messa (N. 8)

per aiutarci a vivere meglio la nostra partecipazione all’Eucaristia domenicale

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OMELIA: ATTO MINISTERIALE

L'omelia non è l'intervento dell'esperto per una spiegazione scientifica dei testi e nemmeno una generica esortazione fraterna. Tu stesso potresti forse spiegare i testi meglio del sacerdote, ma il tuo intervento sarebbe estraneo alla liturgia. L'Omelia è un atto "ministeriale", fa parte dell'azione liturgica e come tale è riservato al solo sacerdote. Ciò significa che, per mezzo di essa, il Signore comunica alla tua anima la grazia e la luce dello Spirito Santo, a nutrimento della tua fede.

Avviene di frequente che i testi delle letture non siano di facile comprensione. D'altra parte tutta la Parola di Dio, quella scritta (la Bibbia) e quella trasmessa (la Tradizione), è stata affidata alla Chiesa che, sola, può interpretarla infallibilmente e con autorità. Ecco allora l’Omelia (chiamata comunemente "predica"): in essa il sacerdote, ispirandosi al Magistero, ai Padri della Chiesa e anche agli autori spirituali da essa approvati, ci aiuta a penetrare la Parola di Dio, a vederne i significati e le possibili applicazioni alla vita vissuta.

IL MOMENTO DELL'UMILTÀ

Per il "ministero della Parola" il Signore ha voluto utilizzare strumenti umani, strumenti che, seppure "scelti", sono soggetti a limiti, debolezze e stanchezze. Può dunque capitarti di ascoltare la Parola di Dio attraverso uno strumento imperfetto, umanamente povero.

C'è il pericolo allora che si faccia sentire dentro di te lo spirito critico negativo che ti porta all'impazienza, all'irritazione interiore o, peggio, al disprezzo, e ti faccia perdere il frutto della Parola di Dio. Ricordati invece che quello è il momento dell'umiltà e della preghiera. In ogni fiore, per quanto povero e disadorno, c'è sempre una stilla di nettare;l'umiltà ti aiuterà a trovarla e ne farai miele prezioso per la tua anima. Inoltre noi cristiani, proprio perché abbiamo a cuore la nostra formazione e la nostra perseveranza nella fede, dobbiamo pregare molto per i sacerdoti, perché siano possibilmente molto dotti e preparati e siano comunque molto santi; solo così la Parola ci arriverà integra, pulita e senza deformazioni.

IL BUON TERRENO PER LA PAROlA

Dobbiamo tuttavia fare anche noi la nostra parte, e per quanto ci riguarda dobbiamo meditare la nota parabola del seminatore (Mt 13, 3-23); dobbiamo appunto esaminarci e vedere a quale terreno apparteniamo tra quelli descritti dal Signore.

La semente, chiunque sia il seminatore, è sempre buona ed efficace perché è la Parola di Dio; cambia invece il terreno, cioè il nostro cuore. La mancanza di frutti dipende quasi sempre da noi, dalle nostre disposizioni interiori che non sono quelle volute da Dio.

Guardati soprattutto dalla superficialità e dalle insinuazioni del Maligno che, stuzzicando il tuo orgoglio e il tuo spirito critico, vuole impedire alla Parola di arrivare alla tua anima.

Pensa invece alla Madonna: il suo cuore umile e immacolato fu il terreno più disponibile e fecondo per il Verbo eterno del Padre. Essa lo accolse nel suo grembo verginale, ma prima lo accolse, per la fede, nella sua anima. E Gesù la proclamò beata: "Beato colui che ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica" (Lc 11, 28).